Il danno muscolare
Il danno muscolare è un fenomeno che si genera in seguito a contrazioni ripetute di un muscolo. Il danno, in sé, si può verificare a carico delle miofibrille, delle membrane sarcoplasmatiche, del citoscheletro o del tessuto connettivo.
Il danno alle membrane può causare la fuoriuscita di parte del contenuto cellulare nel circolo sanguigno, infatti, un marcatore ematico del danno è rappresentato dalla CPK.
Il danno può essere di varia entità e la riposta sarà rappresentata dalla riparazione, ovvero la sostituzione della parte danneggiata, se il danno è lieve, fino alla rigenerazione, ovvero la completa riformazione della fibrocellula, nei casi più gravi.
I processi di riparazione e di ipertrofia muscolare sono, però, eventi distinti, che hanno in comune l'aumento della sintesi proteica nelle ore successive l’allenamento. Tuttavia, la sintesi proteica sarà finalizzata solo alle strutture danneggiate nel caso dei processi di riparazione, mentre l’ipertrofia è caratterizzata dall’aumento della sintesi proteica volta all’aumento del numero di miofibrille, con aumento dello spessore della singola fibra, o all'aumento della lunghezza delle miofibrille, tramite l'aumento del numero dei sarcomeri posti in serie, con estensione della fibra.
I sintomi del danno muscolare includono la riduzione della capacità di produrre forza, l’aumento della rigidità e gonfiore del muscolo, la generazione di indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata (DOMS) e aumento della produzione di lattato.
Il DOMS è direttamente collegato allo stato infiammatorio sviluppato nelle strutture muscolari danneggiate. La presenza di DOMS non riflette, però, l'entità del danno muscolare indotto dall'allenamento. In altre parole, il DOMS non è un indicatore diretto del danno muscolare, e l'intensità della sua percezione non è proporzionale al danno.
Il danno muscolare è causato dalla tensione meccanica sviluppata dalle fibre muscolari e dalle contrazioni sotto condizione di affaticamento, condizioni che aumentano il rilascio del calcio intracellulare e dei neutrofili infiammatori, che degradano l’interno della fibra. La fibra così indebolita, viene più facilmente danneggiata dal carico meccanico prodotto dalle contrazioni, soprattutto nella fase di allungamento.
La contrazione eccentrica, infatti, determina lo sviluppo di un danno maggiore in quanto durante questa contrazione si verifica la rottura meccanica dei ponti actina-miosina invece del loro distacco ATP-dipendente, determinando così una maggiore “sollecitazione” in confronto ad una contrazione concentrica e/o isometrica.
Inoltre, la generazione di danno è accentuata durante l’esecuzione di movimenti nuovi, al contrario si riduce in seguito alla ripetizione di movimenti conosciuti (repeated bout effect).
Il danno muscolare potrebbe contribuire allo sviluppo muscolare, ma una sua enfatizzazione può avere un effetto negativo, compromettendo l’ipertrofia; può causare infatti la riduzione della performance, e richiedere un aumento dei tempi di recupero, portando quindi alla riduzione della frequenza di allenamento.
Tuttavia, il danno muscolare, in bassa entità, è inevitabile in quanto i meccanismi che causano per certo l’ipertrofia, tra cui tensione meccanica, volume, vicinanza al cedimento, determinano lo sviluppo di una certa quantità di danno muscolare.
Il danno potrebbe, quindi, non contribuire direttamente all’ipertrofia, a supporto di ciò è stato visto che il danno generato da compressione (contusione), in cui la tensione meccanica è nulla, non genera ipertrofia, al contrario determina un aumento del turnover proteico con perdita di fibre muscolari; mentre il danno generato dall’allenamento contro resistenza, con un’elevata tensione meccanica, come sappiamo, induce l'ipertrofia muscolare.
Questo potrebbe confermare che il danno muscolare sia solo una conseguenza della tensione meccanica, e che questa sia il principale fattore responsabile dell’ipertrofia muscolare.
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